Gay & Bisex
Da Hammer
Kimboy74
11.02.2026 |
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""Bella figa!" Il mercato era vuoto, pioggia che tamburellava sul tetto del furgone..."
La Prova dei Pantaloni da HammerCredevo che mia sorella Ivana fosse insopportabile, una rompicoglioni patentata con le sue pretese da principessa sarda. Vivevamo in un appartamento angusto a Cagliari, lei sempre a lamentarsi: "Vai al mercato, cambia questi pantaloni!" Erano un paio di quei leggins da donna, rosa shocking, super attillati, che modellavano il culo come una seconda pelle, lasciando intravedere ogni curva. "Vai da Hammer, il ragazzo di colore al furgone del mercato rionale. Prendi una taglia in più, e digli che è per me."
Andavo controvoglia. Pioveva a dirotto, strade deserte, io con l'ombrello e i pantaloni fradici in mano. Non avevo altro da fare, quindi ci andai. Il mercato era un ghost town per la pioggia: banchi vuoti, solo il furgone di Hammer parcheggiato in un angolo, carico di roba africana – tessuti, spezie, e abbigliamento cheap. Hammer era lì: un gigante nero etero, alto 1,90, muscoli da bodybuilder, sorriso bianchissimo, e suo fratello gemello Juma, identico, uno peggio dell'altro, puzzolenti di sudore e colonia forte. Non parlavano italiano, solo un pidgin sgrammaticato e risate gutturali.
Io ridevo nervoso perché non capivo un cazzo. "Pantaloni... sorella... taglia più grande?" Hammer mi fissò, poi gesticolò: "Prova! Tu prova pantaloni tua sorella, senno no cambio!" Indicò il retro del furgone, un camerino improvvisato con tende logore. Sbuffai, ma entrai. Mi spogliai nudo, il mio corpo da nerd pallido con un culo inaspettatamente sodo e un cazzo che già fremeva dall'umiliazione. Infilai i leggins rosa: mi stavano stretti, il pacco evidente, il culo che sporgeva osceno. Uscii e glieli mostrai, girandomi: "Vedi? Troppo piccola!"
Hammer rise, gli occhi fissi sul mio culo. Juma annuì, palpandomi una chiappa attraverso il tessuto. "Bella figa!" Il mercato era vuoto, pioggia che tamburellava sul tetto del furgone. Improvvisamente, si presenta un signore anziano, un nonnino con bastone e cappello bagnato: "Che succede qui? Lui è una prostituta? Siete tutti in arresto, ora chiamo la polizia!"
Io balbettai: "No, signore, non faccio proprio nulla! Cambio pantaloni, solo!" Ma il mio cazzo, traditore, si era gonfiato in una mazza ingombrante, che premeva contro i leggins rosa trasparenti dalla pioggia – una tenda oscena, non ero credibile per niente. Hammer rise e mi diede una pacca forte sul sedere, facendomi gemere piano. Non vedevo l'ora di diventare la loro puttana. Il vecchio sogghignò: "Se mi fate guardare, io non dico nulla a nessuno. Mi faccio una sega mentre voi fate le vostre cose."
Hammer scrollò le spalle – etero o no, l'affare era buono. Mi spinse dentro il furgone. "Puttana rosa!" Mi ficcarono in testa una parrucca bionda scompigliata presa da un sacco di mercanzia, e mutandine da donna a pizzo, rosa come i pantaloni, che mi strizzavano le palle. Mi misi in posa da troia, a quattro zampe sul materasso lurido del retro.
Hammer fu il primo: si calò i jeans, tirando fuori un cazzo XXL, 28 cm di carne nera spessa come il mio polso, vene pulsanti. Strappò le mutandine e mi entrò in culo crudo, sfondandomi senza lubr. "Ahhh! Troia italiana!" Urlai di dolore e piacere, il mio cazzo che schizzava pre-sborra. Juma, gemello identico, mi ficcò il suo mostro gemello in bocca: "Suce, puttana!" Mi scoparono in doppia, culo e gola, ritmi selvaggi, pacche sul culo che lasciavano segni rossi. Ero la loro troia etero-forzata, il furgone che oscillava sotto la pioggia.
Il vecchio guardava dalla tenda aperta, sega furiosa sul suo cazzetto raggrinzito: "Bravi, sfondatelo! Sborra dentro!" Vennero insieme: Hammer mi inondò il culo di sborra rovente, litri densi che colavano fuori; Juma mi riempì la bocca, ingoiando il sapore amaro africano. Doppio dose di cazzo XXL – il mio culo era grande come una bocca ora, dilatato e pulsante.
Mi rivestii tremante, pantaloni nuovi in mano, culo che bruciava ad ogni passo. Tornai a casa zoppicando. Ivana mi squadrò: "Scommetto che hai fatto una pompa a Hammer. Lui per cambiare i pantaloni la pretende!"
"No," mentii, sedendomi piano sul divano. In effetti, il mio culo aveva avuto una doppia dose, e già fantasticavo di tornare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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